Estate a tutta birra o meglio il vino?

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Gli effetti dell’alcol. La giusta temperatura di servizio come “antidoto” contro la gradazione alcolica. Sì ai vini rossi d’estate

Leggerezza, divertimento, spensieratezza, buona compagnia e relax sono gli ingredienti fondamentali per una vacanza memorabile. D’estate cambia lo stile alimentare, slittano spesso gli orari per consumare i pasti, ma si ha sempre voglia di cose buone; quindi i piatti sfiziosi abbinati a dell’ottimo vino non dovrebbero mancare. Ma meglio la birra o il vino? Ma l’alcol non dovrebbe essere evitato nella stagione calda? Annosi dilemmi che proviamo a dipanare rispolverando gli studi in merito, ma senza sconfinare in troppe delucidazioni tecniche, tuttavia necessarie.
Birra e vino in comune hanno l’alcol, i lieviti e il modo in cui l’alcol viene metabolizzato dall’organismo. L’alcol è immediatamente biodisponibile, cioè finisce subito in circolo raggiungendo prontamente il cervello. Assunto a basse dosi può provocare alterazioni delle funzioni cognitive e del coordinamento, inoltre causa la ben nota euforia responsabile della perdita dei freni inibitori. A dosaggi alti può creare dipendenza, disfunzioni varie, tra cui epatiche, e innesca un quadro depressivo sul sistema nervoso centrale. Il noto effetto vasodilatatore, che aumenta il flusso sanguigno con iniziale sensazione di calore ma conseguente e rapida dispersione, è tra gli effetti più significativi. Per questo non bisognerebbe bere alcolici quando la temperatura esterna è troppo bassa. Pessima e dannosa è l’abitudine di bere pesantemente in montagna “per scaldarsi”, il rischio di assideramento può subentrare nel giro di poco tempo.

Al mare, o comunque con la bella stagione, la birra viene consumata più generosamente, per via della gradazione generalmente inferiore a quella del vino. Senza sminuire la piacevolezza della birra, è innegabile che il consumo morigerato di vino consente di spaziare molto di più in termini di referenze, versatilità di abbinamento e vitigni di provenienza. Quindi, l’abitudine di consumare un bicchiere di vino ai pasti non deve abbandonarci nemmeno d’estate. Più che al titolo alcolometrico del vino bisogna prestare attenzione alla temperatura di servizio. È questa la premessa per far tramontare l’assurda usanza del vino rosso consumato a temperatura ambiente. Di seguito un ripasso alle tabelle di riferimento.
L’aperitivo effervescente, magari in riva al mare, fa decisamente estate. Per i più sofisticati – amanti del sorso setoso, dei profumi complessi e persistenti – largo allo Champagne o all’equivalente italiano: le bollicine metodo classico. Per i meno rigorosi va benissimo un buon Prosecco o un vino frizzante con le sue note vibranti e fresche. Temperatura di servizio 4°-6°C; se le bollicine sono dolci 6°-8°C.

Champagne Jacquesson

Passiamo ai vini fermi. Bianchi giovani e rosati vanno versati a 8°-10°C. Se sono bianchi strutturati, evoluti, passiti o liquorosi la temperatura ideale oscillerà tra 10°-12°C. A 12°-14°C bisogna servire i rosati e i rossi poco strutturati e poco tannici. Così sarà possibile bere gradevoli rossi, magari abbinati a guazzetti di pesce. Da provare anche l’abbinamento pizza-Cerasuolo d’Abruzzo Doc. Se la struttura del rosso e la tannicità sono di media entità, oppure se siamo in presenza di passiti e liquorosi rossi, allora 14°-16°C è la temperatura consigliata. I grandi rossi evoluti si bevono a 16°-18°C. Archiviamo di una volta e per tutte l’usanza del rosso a temperatura ambiente.

Pizza e vino

Il vino d’estate ci consentirà di viaggiare con un sorso lungo la penisola italica, grazie alle più di 400 proposte derivanti da altrettanti vitigni autoctoni, di cui è prodigo il nostro Paese. E per chi vuole andare oltre i confini nazionali il vasto ventaglio di etichette suggestive, provenienti da luoghi più o meno remoti, consentirà di fare il giro del mondo.

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